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martedì 24 giugno 2008

Voci

Le voci delle stazioni sono un po’ come quelle delle radio, nascondono i visi lasciando spazio all’immaginazione. A volte mi è addirittura capitato di pensare che quelle voci, apparentemente tutte uguali, non avessero nemmeno un corpo, preregistrate come ai caselli dell’autostrada: inserire il biglietto, inserire la carta, cambiare il verso, cambiare il verso, cambiare il verso, arrivederci e grazie. Questa mattina ho avuto la matematica certezza che almeno in stazione la voce che ha annunciato il ritardo e il cambio di binario di arrivo di non so quale treno, proveniente da non so dove, appartiene ad una persona viva. Ora, non dico che tra i titoli per diventare voce della stazione ci debba essere per forza un corso di dizione, ma almeno una pronuncia chiara e una lettura senza intoppi mi sembrerebbe quantomeno opportuno. Per fortuna non dovevo prendere quel treno.

lunedì 23 giugno 2008

Scelte

Duro scontro tra la CGIL e il governo sui salari. Secondo il segretario del principale sindacato, Guglielmo Epifani, l’inflazione programmata all’1,7 per cento farà perdere di 1000 euro in 2 anni il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. I ministri Sacconi e Tremonti, e non potrebbe essere altrimenti, la pensano diversamente.
Il Pd, il secondo partito italiano, l’unica opposizione (almeno sulla carta) presente in Parlamento, sta vivendo una crisi profonda che probabilmente meriterebbe un serio approfondimento, al di là delle notazioni da bar di chi è contro chi e dell’opinione in proposito di Tonino Di Pietro.
Via libera alla discarica di Chiaiano: lo dice il sottosegretario Guido Bertolaso, plenipotenziario della Protezione civile. Sarà operativa tra tre mesi e sarà controllata dall’esercito. I comitati anti rusco vicino casa sono pronti a dare battaglia.
Due cadaveri abbandonati ai bordi dell’autostrada a Vercelli: due immigrati, probabilmente clandestini, morti durante uno di quei trasporti inumani cui si sottopone chi cerca di sfuggire ad un’inumanità evidentemente più grande.
Una giovane coppia trovata in un lago di sangue in una villetta a Roma. Lei morta, lui in ospedale in condizioni disperate. Un biglietto d’addio sembra avvalorare l’ipotesi di un (tentato) omicidio suicidio. Certo che in una domenica diversa, forzando un po’, facendosi scudo di tutti i condizionali di rito, per un giorno almeno, si sarebbe potuto ipotizzare il giallo, l’aggressione, probabilmente a scopo di rapina, probabilmente da parte di una banda di extracomunitari. Qualcuno pronto a giurare di aver visto dei rumeni o degli albanesi nei dintorni lo si trovava sicuramente.
Escludendo il nodo giustizia e la politica estera, ieri in Italia è successo anche questo.
Eppure tutti i telegiornali hanno aperto con il pre ed il post partita della nazionale di calcio, la doppietta della Ferrari in non so quale gran premio ed il secondo posto di Valentino Rossi nella moto gp.
Semplice constatazione, si fa per dire. Non lamentiamoci però se poi, nella migliore delle ipotesi, la stampa viene considerata cialtrona e poco attendibile.

venerdì 20 giugno 2008

Culi

La Corte di Appello di Firenze si é riservata di decidere sul ricorso presentato da una giovane coppia omosessuale che, prima in Italia, ha chiesto di potersi sposare civilmente. Il tribunale di Firenze, nell'autunno scorso, aveva già rigettato in primo grado l’istanza dei due, dopo che a marzo il Comune aveva rifiutato la loro richiesta di pubblicazioni di nozze. “La decisione è importante - hanno commentato i legali - perché dimostra che i giudici vogliono riflettere bene sul caso. La sensazione è che si sentano imbrigliati nelle norme attuali. E' un passo avanti”. “Molto sorpresi” gli stessi ragazzi. “Ci aspettavamo un no secco: siamo ancora più motivati a non mollare”. La notizia è stata battuta dall’Ansa alle 12.26 di oggi, caldo pomeriggio di inizio estate in un’Italia tornata finalmente normale: il premier che dichiara guerra ai suoi giudici e giura la sua innocenza sulla testa dei figli, Veltroni impegnato ad evitare le 200 e passa correnti in cui si è già diviso il Pd e a minacciare – pacatamente - di chiamare il popolo in piazza contro il governo. In autunno però, perché adesso il popolo ha da pensare se Donadoni mette a Cassano e in piazza ci andrebbe solo se fosse garantito il maxischermo. Questo per dire che nessuno è intervenuto a commentare la cautela dei giudici fiorentini. Sostanzialmente perché frega poco nulla e poi perché non c’è alcun commento da fare. Cosa vuoi dire? Uno chiede gentilmente e chi è deputato a rispondere prende il tempo che ritiene necessario per valutare e decidere. Nessuno tranne lei, l'on. Bertolini, la sciura modenese in quota Cavaliere il cui integralismo cattolico la preserva, beata, da qualsiasi dubbio. “Non si comprende per quale motivo i giudici della Corte di Appello di Firenze si siano riservati di decidere sulla richiesta di matrimonio da parte di una coppia gay – detta Bertolini all’agenzia tre ore più tardi, dopo il cotechino in galera e la pennica - In Italia le nozze tra persone dello stesso sesso sono vietate, punto e basta. La Corte d'Appello fiorentina intende andare contro la legge italiana? Il Comune di Firenze aveva già risposto picche alle richieste avanzate dai due omosessuali. In Italia, e purtroppo non è la prima volta, si tenta di introdurre surrettiziamente le nozze gay. Noi dichiariamo la nostra aperta avversione a questa possibilità. Spero che i giudici fiorentini vogliano responsabilmente e doverosamente applicare la legge italiana e rigettare l'istanza”. Ariamen.

giovedì 19 giugno 2008

Iddu pensa solo a Iddu

E’ tornato. Chi pensava di trovarsi di fronte un uomo diverso, uno statista, è servito. Al mio paese si dice che chi nasce quadrato difficilmente muore tondo, e diciamo che questa è la versione più edulcorata delle tante declinabili: quella popolare, via. Natura non facit saltus, direbbero i più imparati. Il fatto che dovrebbe far pensare è che dalla posizione di forza in cui si trova non ne aveva bisogno. Anche per una questione di immagine. Lui, poi, che è uomo di calcio, sa benissimo che quando si sta vincendo 3 a 0, di solito c’è un tacito accordo a non infierire: sai mai che, come spesso accade, il mondo giri e ti trovi tu dall’altra parte. Ma vuoi mettere, come scrive Gabriele Polo: “sfuggire per legge alla legge è davvero il massimo, chi può farlo può tutto”. Vauro l’ha sintetizzato in una vignetta magistrale. Berlusconi nei panni del Marchese Del Grillo che dice: “Mi dispiace ma io so’ io e voi nun siete un cazzo”.E già che ci siamo vogliamo aggiungere un bel chissenefrega? Siamo vicino all’estate, la mente del popolo degli aiutini è rivolta alle vacanze; inoltre al momento il più grande busillis degli italiani è capire se Donadoni mette a Cassano, se gioca con il 4-3-3 o il 4-4-2, oppure come noi all’oratorio: tutti in difesa senza palla, tutti in attacco con. Quando qualcuno si accorgerà, se si accorgerà, che il provvedimento del governo influirà pesantemente proprio sulla calendarizzazione di quei processi per i quali si è invocata l’emergenza sicurezza, sicuramente presente ma non nelle proporzioni indicate, si potrà sempre dire: se i procedimenti non arrivano a sentenza è colpa dei magistrati comunisti, che in quanto comunisti non hanno voglia di lavorare. O di nun fare un cazzo, per rimanere con il Marchese.

sabato 10 maggio 2008

La parabola di Verona

La logica della paura e dell’esclusione generano solo violenza. Il futuro della convivenza civile dipende tutto dalle decisioni che verranno prese dalla politica e che dovranno per forza guardare oltre l’emergenza.


La parabola di Verona
Gabriele Polo


Non c'è nulla di più politico di ciò che è successo a Verona la notte del primo maggio. Quel pestaggio mortale rivela quanto la violenza (e le ideologie cui si appoggia) sia diventata il rapporto su cui si misurano le relazioni tra gli individui. Non è un esito naturale, è il risultato di scelte convergenti di chi gestisce la cosa pubblica. E non c'è nulla di più emblematico di ciò che ha detto l'altroieri il presidente della camera. «Espellendo» quell'omicidio dalla politica, Fini ha allontanato da sé l'amaro calice di antiche contiguità ideologiche e coperto le odierne responsabilità culturali che il suo schieramento ha nella genesi dei «mostri» di Verona. Di più, la terza autorità dello stato nel ritenere l'uccisione di Nicola Tommasoli un fatto meno grave del dar fuoco a una bandiera israeliana, ha dato vita a una costruzione ideologica per cui ciò che avviene sotto - o contro - una bandiera (di stato o di partito) è affare di pubblico interesse, mentre tutto il resto è «bruta natura», alla fine materia di ordine pubblico. Una visione, questa sì, castale della politica che chiude la porta in faccia alla società, la riduce a un insieme di «buoni» e «cattivi», senza porsi il problema del perché siano «buoni» o «cattivi».
Tutto ciò avviene nel deserto di un'opposizione degna di questo nome: ben che vada dalle sedi istituzionali si sono levati flebili distinguo e inviti alla prudenza. Se qualcuno voleva una prova di ciò che significhi vivere senza una «sponda» politica di sinistra, ce l'ha. E ce l'avrà sempre di più, proprio a partire dai fatti veronesi.
Quei cinque ragazzi di buone famiglie venete incarnano il punto di una parabola: Pietro Maso nel '91 uccideva i genitori per garantirsi la macchina rombante e la bella vita dei casinò, i ventenni dell'altro giorno ammazzano per una sigaretta negata. Non è solo il vuoto culturale che tutti denunciano e persino nemmeno «solo» l'impunità per le croci celtiche gonfiatesi all'ombra dei poteri veronesi e che quei poteri riempiono di voti. E' l'incattivirsi rancoroso di un modello sociale ricco e impaurito, perciò violento. Che si appoggia alle ideologie più adeguate per la difesa aggressiva dei propri spazi - dei propri privilegi, piccoli e grandi - da tutto ciò che minaccia o semplicemente interferisce, anche con una semplice sigaretta negata. Oppure, sotto altre bandiere, è il proliferare delle ronde autogestite bolognesi, la cacciata «di chi delinque e delle loro famiglie» dalla Vicenza conquistata dal centrosinistra, la «sicurezza come cardine» dell'amministrazione torinese.
Che di fronte alla radicalità dei problemi le istituzioni e la politica si limitino a cercare una soluzione di comodo può essere spiegabile con le convenienze politiche del momento. Ma è una logica d'esclusione e di corto respiro: non può essere accettata, né funziona. Il vuoto da colmare a sinistra è questa miopia.

giovedì 8 maggio 2008

Il Verbo di Bertolini

L’on. Bertolini è uno dei pit bull che il cavaliere ha messo a presidiare l’area cattolica della coalizione. Contano un cazzo ma servono a garantire le tonache di vario ordine e grado sull’osservanza dei precetti da parte di tutti gli esponenti del centrodestra (quasi tutti, via) e di conseguenza della loro attenzione verso le istanze dell’unica religione possibile. In ogni caso, questa pasciuta signora modenese, bionda senza averne l’aria, si è presentata sulla scena politica nazionale con il piglio decisionista. Le sue dichiarazioni e i suoi commenti sono sempre tranchant, senza possibilità di replica. Anzi, Bertolini non solo detta la linea su più o meno tutto lo scibile, ma indica anche l’unica chiave di lettura dei fatti. Amen.

GIOVANE IN COMA: BERTOLINI, SINISTRA NON STRUMENTALIZZI ROMA (ANSA) - ROMA, 5 MAG - "La selvaggia ed orribile aggressione di Verona è avvenuta per futili motivi. Nessuna matrice ideologica ha scatenato la furia omicida di questa allucinante banda di balordi. La sinistra la smetta di avvelenare il clima politico, strumentalizzando una vicenda che nulla ha a che vedere con la politica": lo afferma Isabella Bertolini (Pdl). "Siamo di fronte - prosegue - ad un gravissimo episodio di crudele bullismo urbano che deve essere trattato con la massima severità. I responsabili devono essere giudicati, in modo esemplare, con il massimo della pena prescritta dal codice penale per il reato commesso. Rammarica vedere la sinistra nostrana, offuscata dal solito furore ideologico, continuare a sbagliare tutto sul tema della sicurezza e della legalità". (ANSA).

FECONDAZIONE: BERTOLINI (PDL), PENSEREMO A MODIFICARE NUOVE LINEE GUIDA Roma, 30 apr. (Adnkronos Salute) - "Ragioneremo sull'opportunità di modificare immediatamente le linee guida sulla legge 40 sulla fecondazione assistita emanate oggi dal ministro della Salute uscente, Livia Turco". Lo dichiara in una nota Isabella Bertolini, deputata del Pdl. Le linee guida emanate oggi "fuori tempo massimo - prosegue l'esponente del centrodestra - stravolgono il dettato normativo della legge 40 sulla fecondazione assistita. Un atto di grave scorrettezza istituzionale, da parte di un Governo e di un ministro ormai licenziati, che va ben oltre l'ordinaria amministrazione. Siamo di fronte all'ultimo colpo di coda di una coalizione laicista e relativista, favorevole all'aberrazione della selezione artificiale degli embrioni. Noi del Pdl siamo decisamente contrari a questa pericolosa deriva eugenetica".

CURCIO A MODENA; BERTOLINI, PARLI DEL SUO VERGOGNOSO PASSATO (ANSA) - MODENA, 3 MAG - "Curcio deve essere dichiarato persona non gradita". A dirlo è Isabella Bertolini, deputata del Pdl, commentando l'incontro organizzato dal Collettivo autonomo Modena. "Un ex terrorista che ci parla di precariato e del futuro della nostra società. Se non fosse una cosa vera, ci sarebbe da farsi quattro risate, invece è tutto maledettamente reale. - ha detto la deputata - Perché il signor Curcio non ci parla del suo vergognoso passato, dei suoi innumerevoli e gravissimi errori e della sua allucinante macchina di morte, che ha creato e provocato danni e lutti al nostro Paese? Sarebbe il minimo". Invece, ha proseguito Bertolini "come al solito, il 'cattivo maestro' dispenserà lezioni di morale, con tanto di acclamazioni da star. Iniziative come quelle organizzate con la presenza di Curcio rischiano di generare, dietro la loro patina pseudo culturale, pericolosi rigurgiti di violenza ed eversione di cui il nostro Paese non ha certamente bisogno". La deputata azzurra ricorda poi che Modena che "ha pagato un tributo enorme con l'assassinio del prof. Marco Biagi, dovrà subire, a poche centinaia di metri dalla Fondazione che porta il suo nome, l'ennesimo show con tanto di autografi e applausi al capo delle brigate rosse. E' una cosa inaudita". Secondo Bertolini, è in corso in Italia "un'opera di ambigua e subdola riabilitazione di ex terroristi rossi, che furono protagonisti della tragica stagione degli 'anni di piombo', Curcio compreso. La Modena civile e democratica deve respingere l'ennesima lezione di un 'cattivo maestro'. Rimane però una questione di fondo: perché personaggi come Curcio o Scalzone trovano sempre a Modena qualcuno disposto ad applaudirli?".(ANSA).

lunedì 5 maggio 2008

Tre metri sopra il cielo

Carlo wrote

...e io, come disse un famoso calciatore, sono totalmente d'accordo a metà con lui. Nel senso che, secondo me, Massimino resta il più intelligente di tutti, anche se ha delle grossissime responsabilità per la situazione attuale: bastava per esempio una legge vera sul conflitto di interessi quando era a Palazzo Chigi e addio al cavaliere. I giudizi su Pirani, invece, li sottoscrivo.

È bastato il faccino saccente di Massimo D’Alema quando ha commentato il discorso di insediamento alla presidenza della Camera dei Deputati di Gianfranco Fini a far perdere un altro pacco di voti alla sinistra italiana. Ma però, se avesse detto questo, quello o quell’altro. È tutto qui il problema: le centinaia di faccine saccenti che hanno imperversato in questi anni a sinistra. Saccenti e genuflesse. Perchè loro giudicano sempre, precisano sempre, sono sempre sarcastiche, ironiche, superiori. Ecco, loro hanno l’istinto di superiorità. Questo nasce da decine di anni di abitudine a privilegi che una volta erano appannaggio esclusivo delle élite politiche democristiane.
La tragedia è che la gran parte della stampa ‘mancina’ questo non l’ha capito. Ancora il giorno dopo la batosta elettorare, un imbarazzato – e privilegiato, e supergarantito, e superpagato – Mario Pirani (Repubblica), ospite della ‘terza camera’, ha svolto un’analisi di una stupidità disarmante, che chiariva l’incapacità di questa ‘sinistra di potere e di stampa’ di comprendere anche minimamente la quotidianità delle persone.
Era allora già lampante come il voto popolare, operaio, precario, fosse scivolato a destra, in particolare, al Nord, alla Lega. Bastava vivere normalmente in una città normale, frequentare un negozio di alimentari o un supermercato una volta alla settimana per capirlo. Invece Pirani no. Lui non fa la spesa, non guida, non abita in un quartiere ad alto tasso di criminalità come molti poveri diavoli. Non vive evidentemente una vita normale. Però è li, a Repubblica, strapagato, a fare analisi di un mondo che non conosce, che non vive, che lo repelle. Diretto da un direttore uguale a lui.
Perché, diciamolo, a questi radical chic fighetti della nuova sinistra “di lotta e governo” l’operaio reale, quello vero, fa un po’ schifo. Suda, puzza, è sempre un po’ sporco anche dopo che si è lavato. È poi è volgare nei modi, nel vestire. Ha quelle orribili utilitarie giapponesi o delle vecchie Fiat. Ed in alcuni casi è pure di colore.