Nell'editoriale di ieri, il direttore Norma Rangeri spiega la gravissima situazione che sta vivendo il Manifesto e chiede un aiuto ai cittadini per salvare il giornale. Siamo ad un passaggio politico delicato, la difesa di una voce critica è un investimento in favore della libertà di pensiero. Per questo io compro il Manifesto e invito a farlo chiunque ne ha la possibilità.
Senza fine
di Norma Rangeri
Siamo alla prova cruciale, al corpo a corpo con la nostra stessa vita materiale e politica. Il manifesto andrà in liquidazione coatta amministrativa. Verranno funzionari di governo, che si sostituiranno al nostro consiglio di amministrazione. È una procedura cui siamo stati costretti dai tagli alla legge dell'editoria. Noi, come altre cento testate, nazionali e locali, non potremo chiudere il bilancio del 2011. Mario Monti e il ministro Passera potrebbero riuscire dove Berlusconi e Tremonti hanno fallito. Usiamo il condizionale perché non abbandoniamo il campo di battaglia e siamo ancora più determinati a combattere contro le leggi di un mercato che della libertà d'informazione farebbe volentieri un grande falò. La fine del manifesto sarebbe la vittoria senza prigionieri di un sistema che considera la libertà di stampa non un diritto costituzionale ma una concessione per un popolo di sudditi. La fisionomia della nostra testata, il suo carattere di editore puro, il nostro essere una cooperativa di giornalisti, hanno sempre costituito una felice anomalia, un'eresia, la testimonianza in carne e ossa che il mercato non è il monarca assoluto e le sue leggi non sono le nostre.
Il compito che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l'editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci in rosso, in disoccupazione. Naturalmente, se avessimo la testa di un Marchionne sapremmo cosa fare per far quadrare i bilanci. Così come un vero mercato della pubblicità ci aiuterebbe a far quadrare i conti, e un aumento dei lettori nel nostro paese ci farebbe vivere in una buona democrazia. Ma è altrettanto evidente che le nostre difficoltà sono lo specchio della profonda crisi della politica, l'effetto di quella controrivoluzione che ha coltivato i semi dell'antipolitica, del «sono tutti uguali» fino a una sorta di pulizia etnica delle idee e dell'informazione.
Care lettrici e cari lettori, siamo chiamati, noi e voi, a una sfida difficile e avvincente. Dovremo superare nemici visibili e trappole insidiose. Sappiamo come replicare alle politiche di questo governo, ma siamo profeti disarmati contro il successo del populismo, che urla contro il potere assumendone modi e fattezze. State con noi, comprateci tutti i giorni, abbiamo bisogno di ognuno di voi. Adesso che tutti hanno imparato lo slogan dei beni comuni, lasciateci la presunzione di avere rappresentato una delle sue radici, antica e disinteressata. Ed è per questo che nell'origine della nostra storia crediamo di vedere ancora una vita futura.
venerdì 10 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Acqua benedetta
La scorsa settimana ad Ancona sono stati denunciati alcuni presunti medici, capeggiati da una biologa 71enne, con l’accusa di aver truffato un non ben precisato numero di malati, anche di cancro, ai quali i suddetti avevano venduto falsa acqua di Lourdes, Medjugorje e di altri santuari più o meno famosi, a 200 euro la boccetta. La banda aveva messo in piedi il business rifacendosi ad una fantomatica teoria del riequilibrio del corpo in sofferenza basato sull’acqua santa, nel caso specifico proveniente però, più prosaicamente, dell’acquedotto comunale. Detto che è miserabile approfittarsi delle persone in difficoltà, è altrettanto vero che, tutto sommato, l’intermediazione ha consentito ad un mucchio di gente di risparmiarsi il viaggio. A meno che il reato non sia ascrivibile alla millantata provenienza dell’acqua benedetta. Allora è un altro paio di maniche: vuoi mettere il pullulare di miracoli nei siti commercialmente pertinenti? Da far tremare i polsi al povero Ippocrate.
venerdì 27 gennaio 2012
Cervelli in fuga
Qualche giorno fa una ragazza di 34 anni è morta a causa di un errore nella somministrazione della chemioterapia. Un fatto tragico, assurdo. Ne hanno parlato tutti i giornali. Oggi un settimanale torna sulla vicenda, arricchendo il servizio con l'elenco di tutti i casi più recenti di malasanità. Non voglio entrare nel merito del taglio e di quanto viene scritto. Il titolo è però semplicemente allucinante. “Una chemioterapia sbagliata uccide Valeria. Ma poteva accadere a chiunque, Vip inclusi…”. Cosa significa? Mi deve essere di conforto sapere che persino i vip potrebbero lasciarci le penne in questo modo? Un altro settimanale di grande tiratura, sempre oggi, mette in pagina un articolo sui tumori, con una nota di speranza per le donne che dopo la chemio vogliono diventare mamme. Nel testo viene citato uno studio commentato, al presente, da un oncologo amico mio che, purtroppo, è deceduto un mese fa.
venerdì 20 gennaio 2012
Il cavallo delle braghe
La moda non è un argomento che mi interessa particolarmente. Oggi, osservo e giudico come tutti – mi piace, non mi piace, cercando di stare attento alla variabile: mi sta bene - e mi vesto di conseguenza. Ammetto, con un certo imbarazzo, che negli anni 70 ho indossato anch’io i pantaloni a zampa di elefante, i jeans a macchie, le camice attillate, a fiori, con i colli lunghi. Quindi sulle considerazioni che seguono pesa questa colpa, dalla quale credo ci si affranchi solo attraverso il percorso di vergogna indotto della maturità e la consapevolezza, almeno per quanto mi riguarda, di quanto dovevo essere coglione per vestirmi in quel modo. Fino a poco tempo fa pensavo che quello degli anni 70 fosse il gradino più basso del gusto, anche per il pret à porter, invece sono comparsi i pantaloni a vita e cavallo basso che portano i ragazzini. Indumenti fatti apposta per scoprire loro il culo, non permettergli di piegare le ginocchia e costringerli a camminare in modo innaturale: come dei pinguini, o come direbbero più prosaicamente al mio paese, come se si fossero cagati addosso. Ora, va tutto bene: tra qualche anno, quando si rivedranno nelle foto, si ricorderanno dei disagi patiti senza motivo, molti di loro si vergogneranno, come è successo a me. Il punto è un altro: il pantalone a cavallo basso è pericoloso. L’altra sera, mentre tornavo a casa a piedi dalla stazione dei treni, camminava davanti a me un ragazzo perfettamente conformato e intruppato: braga in perenne discesa, spacco del culo a fare capolino da un giubbetto strategicamente troppo corto, scarpe da ginnastica o simili senza lacci. Un coglione, ho pensato, data anche l’aggravante della temperatura ben sotto lo zero. Il mio, che si poteva configurare come un pregiudizio, è stato però avvalorato qualche centinaio di metri più avanti quando al semaforo c’è stato da accelerare il passo perché stava scattando il rosso. Il nostro, che istintivamente si ricordava il movimento dello scatto, è rimasto ingarbugliato tra pantalone calante, cavallo paralizzante e scarpa sfuggente. Gli automobilisti hanno avuto pietà di lui.
mercoledì 7 dicembre 2011
Pantalone
Il mantra del governo è stato: sacrifici per tutti, ma non avevamo altra scelta, pena il fallimento del Paese. Il messaggio che è passato è stato: sacrifici per tutti, non avevamo altra scelta, pena il fallimento del paese. La percezione dell’uomo della strada: sacrifici per tutti (anche se per qualcuno un po’ di più), probabilmente non avevano altra scelta, il rischio era di finire come la Grecia. Un esempio di comunicazione ben riuscita.
Alcune considerazioni, senza entrare nel merito di tutte le voci. 1) E’ bastato passare da un governo presieduto da Alvaro Vitali ad un esecutivo di persone competenti e perbene, che danno cioè l’idea di essere migliori di noi e non uguali, come a mio avviso dovrebbe sempre essere, per far digerire una manovra che colpisce pesantemente pensionati e lavoratori, come meglio non avrebbe potuto fare un qualsiasi governo di destra. 2) Finché non è con le spalle al muro e non ha una via d’uscita, anche farlocca, l’Italia fa finta di nulla, l’ultimo esempio eclatante è stato Tangentopoli, ma ce ne sono molti altri nella storia recente. 3) E’ vero che l’esecutivo presieduto dal professor Monti probabilmente non poteva fare altrimenti. O forse sarebbe meglio dire, non poteva muoversi diversamente: per avere i voti in parlamento ha dovuto e deve tener conto delle istanze di pdl, pd e terzo polo, che a loro volta devono mediare con il loro elettorato di riferimento per salvaguardarsi in vista delle prossime elezioni. 4) Alla fine a risentire della manovra saranno i più poveri, che si ritroveranno ad essere quasi miserabili. 5) Le pensioni che subiscono il blocco dell’indicizzazione sono quelle dei nostri genitori che con quei soldi non solo ci campano ma aiutano i figli o i nipoti precari a sbarcare il lunario. 6) In un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti è difficile accettare che venga toccata, per dire, la pensione di mia mamma, che ha lavorato 35 anni in fabbrica e con il poco che prende da ancora una mano a mia sorella, e non quella di chi si mette in tasca 10 mila euro al mese. Non è demagogia: 200 euro su una pensione di 1200 vuol dire rinunciare a mangiare la carne, 2000 euro su una di 10 mila significherebbe rinunciare a niente di superfluo. 7) Non risultano tagli alla difesa: abbiamo comprato fino all’altro ieri aerei da guerra, abbiamo un numero di generali di corpo d’armata doppi rispetto ai corpi d’armata. E siamo un paese che, secondo Costituzione, ripudia la guerra. 8) Mi hanno molto colpito due stralci di lettera pubblicate ieri da Repubblica: la prima era di un lavoratore nato nel 1952: con le vecchie regole era arrivato ad un anno dalla pensione, oggi si ritrova a dover lavorarne altri sette e comunque, arrivato ai 42 anni di contributi se ne dovrà andare con una penalizzazione del 3% perché avrà meno dei 63 anni previsti per ritirarsi. La seconda invitava, in un momento di così grave crisi, a chiedere anche alla Chiesa di contribuire, pagando per esempio l’Ici sugli immobili non di culto e sui quali fa cassa. 9) E finisco. Un altro grande tema, che il prof. Monti avrebbe considerato se avesse veramente avuto mani libere, è quello delle frequenze televisive che Berlusconi si è autoregalato senza metterle a gara. Frequenze che valgono 16 miliardi, metà della manovra. Mi fa piacere che Repubblica lo ricordi oggi in un editoriale.
PS. Chi ha portato il paese sull’orlo del baratro dovrebbe avere quantomeno più pudore nelle dichiarazioni. E non mi riferisco alla Lega che ormai è un caso psichiatrico. Chi non paga le tasse è un criminale e andrebbe perseguito come tale, 41 bis compreso.
Alcune considerazioni, senza entrare nel merito di tutte le voci. 1) E’ bastato passare da un governo presieduto da Alvaro Vitali ad un esecutivo di persone competenti e perbene, che danno cioè l’idea di essere migliori di noi e non uguali, come a mio avviso dovrebbe sempre essere, per far digerire una manovra che colpisce pesantemente pensionati e lavoratori, come meglio non avrebbe potuto fare un qualsiasi governo di destra. 2) Finché non è con le spalle al muro e non ha una via d’uscita, anche farlocca, l’Italia fa finta di nulla, l’ultimo esempio eclatante è stato Tangentopoli, ma ce ne sono molti altri nella storia recente. 3) E’ vero che l’esecutivo presieduto dal professor Monti probabilmente non poteva fare altrimenti. O forse sarebbe meglio dire, non poteva muoversi diversamente: per avere i voti in parlamento ha dovuto e deve tener conto delle istanze di pdl, pd e terzo polo, che a loro volta devono mediare con il loro elettorato di riferimento per salvaguardarsi in vista delle prossime elezioni. 4) Alla fine a risentire della manovra saranno i più poveri, che si ritroveranno ad essere quasi miserabili. 5) Le pensioni che subiscono il blocco dell’indicizzazione sono quelle dei nostri genitori che con quei soldi non solo ci campano ma aiutano i figli o i nipoti precari a sbarcare il lunario. 6) In un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti è difficile accettare che venga toccata, per dire, la pensione di mia mamma, che ha lavorato 35 anni in fabbrica e con il poco che prende da ancora una mano a mia sorella, e non quella di chi si mette in tasca 10 mila euro al mese. Non è demagogia: 200 euro su una pensione di 1200 vuol dire rinunciare a mangiare la carne, 2000 euro su una di 10 mila significherebbe rinunciare a niente di superfluo. 7) Non risultano tagli alla difesa: abbiamo comprato fino all’altro ieri aerei da guerra, abbiamo un numero di generali di corpo d’armata doppi rispetto ai corpi d’armata. E siamo un paese che, secondo Costituzione, ripudia la guerra. 8) Mi hanno molto colpito due stralci di lettera pubblicate ieri da Repubblica: la prima era di un lavoratore nato nel 1952: con le vecchie regole era arrivato ad un anno dalla pensione, oggi si ritrova a dover lavorarne altri sette e comunque, arrivato ai 42 anni di contributi se ne dovrà andare con una penalizzazione del 3% perché avrà meno dei 63 anni previsti per ritirarsi. La seconda invitava, in un momento di così grave crisi, a chiedere anche alla Chiesa di contribuire, pagando per esempio l’Ici sugli immobili non di culto e sui quali fa cassa. 9) E finisco. Un altro grande tema, che il prof. Monti avrebbe considerato se avesse veramente avuto mani libere, è quello delle frequenze televisive che Berlusconi si è autoregalato senza metterle a gara. Frequenze che valgono 16 miliardi, metà della manovra. Mi fa piacere che Repubblica lo ricordi oggi in un editoriale.
PS. Chi ha portato il paese sull’orlo del baratro dovrebbe avere quantomeno più pudore nelle dichiarazioni. E non mi riferisco alla Lega che ormai è un caso psichiatrico. Chi non paga le tasse è un criminale e andrebbe perseguito come tale, 41 bis compreso.
martedì 22 novembre 2011
C'è il Cav, toccatevi i cabasisi
Che il clima sia cambiato lo si vede dai dettagli, che poi tanto dettagli non sono. Vi ricordate B quando ancora pochi mesi fa, già in piena crisi, cercava di spiegare a mister Obama che il problema dell'Italia era la magistratura politicizzata e il presidente degli Stati Uniti un po' lo guardava basito e un po' cervava con gli occhi un possibile appiglio, anche un testimone di Geova spacciatore di torri di guardia, pur di levarselo dai coglioni? O i sorrisi della Merkel e di Sarkozy? La penosa solitudine di B, evitato da tutti i leader dell'Ue come fosse un menagramo? Oppure, ancora, l'imbarazzante questua di un incontro - anche 5 minuti, 2, 1 -con Barroso e Van Rompuy a Strasburgo pur di evitare di andare a Milano dai giudici ad uno dei suoi tanti processi? Mario Monti oggi a Bruxelles ha incontrato proprio Barroso e Van Rompuy, presidenti di commissione e consiglio europeo. Giovedì sarà a Strasburgo per un vertice con il presidente francese e la cancelliera tedesca. Nulla di straordinario, ci sta: l'Italia deve dar conto all'europa di cosa sta facendo per non fallire e il premier va a riferire. Un po' meno ci sta la telefonata di Juncker, presidente dell'Eurogruppo e di Buzek, presidente del parlamento di Strasburgo, per esprimere fiducia al nuovo esecutivo. Ancora meno la telefonata di Obama, che non solo ha riferito a Monti dell'altrettanto piena fiducia del governo degli Stati Uniti ma lo ha invitato alla Casa Bianca, magari prima di Natale. Monti pare abbia ringraziato e chiesto di rinviare il faccia a faccia al nuovo anno, perchè adesso deve concentrarsi sulle misure economiche necessarie all'Italia. Ieri intanto anche Forrest Bossi ha declinato l'invito ad Arcore di B, ponendo fine alla consuetudine delle cene del lunedì. Come scrive Filippo Ceccarelli: "l'asse del Nord è irrimediabilmente consumata; e anche per quanto riguarda i simboli del potere è arrivato il momento di sparecchiare, non solo la tavola da pranzo".
giovedì 17 novembre 2011
God save....
Il governo dei professori, economisti e banchieri, che oggi chiede la fiducia al Senato, è probabilmente l’unica possibilità che abbiamo per uscire da una situazione disperata. E ha sicuramente ragione chi sottolinea che è bastata l’uscita di scena di B e del suo circo barnum per respirare un clima diverso, dove la riflessione e la sobrietà hanno preso il posto delle urla e degli insulti. Rimane però il dato sconfortante che a perdere in tutto ciò è stata la politica rappresentativa: commissariata per manifesta incapacità, invitata a farsi da parte (ma non dallo stipendio), pregata di non ostacolare il lavoro del manovratore e di adoperarsi perlomeno per far digerire ai propri iscritti ed elettori eventuali provvedimenti impopolari ma necessari per evitare il default. Il prof. Monti, chiamato al capezzale di un malato quasi terminale, ha scelto un esecutivo di professionisti, a giudizio unanime di altissimo profilo: quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi e, nota di merito, sconosciuti al pubblico televisivo. Un esecutivo che piace all’Europa. E piace alla Chiesa. Altra notizia, solo apparentemente di costume, di cui conosceremo il peso probabilmente tra qualche mese, così come tra qualche mese capiremo il senso del titolo del Manifesto. Ieri, giorno del trasloco di Berlusconi da Palazzo Chigi, si è conclusa la diaspora dc: tutti gli ex esponenti di quella che fu la balena bianca, confluiti poi nei vari poli, partiti, movimenti, assemblee condominiali, si sono ritrovati, tra baci e abbracci, in occasione della mostra sull'orgoglio democristiano. Si sono rivisti anche Forlani, De Mita, Colombo, Mancino. Staremo a vedere.
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