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venerdì 23 giugno 2017

Il tempo, i ricordi


Mio padre era comunista e non andava in Chiesa. Non posso però dire che fosse ateo: probabilmente credeva in un dio, perché così gli avevano insegnato da bambino. Questo non gli impediva però di avere profondo rispetto per le opinioni di chiunque e di meritare a sua volta il rispetto di tutti. L’hospice in cui venne trasferito era una struttura religiosa e due volte al giorno trasmetteva la funzione in filodiffusione. Ricordo che la suora che ci accolse spiegò, devo dire con grande tatto, le regole della casa e informò papà degli orari della messa e della possibilità di seguirla anche dal letto attraverso la radio. Lei si senta comunque libero: eventualmente basta schiacciare questo pulsante. Io rimasi in disparte e non dissi nulla. Quel pomeriggio, quando il prete iniziò il rito, stavamo parlando. Papà mi guardò negli occhi per qualche secondo, poi distolse lo sguardo e si zittì. La radio rimase accesa e insieme ascoltammo la parola del Signore.

Papà aveva deciso di ascoltare la messa ed io non solo ho rispettato in silenzio la sua volontà, ma mi ha fatto piacere condividere con lui quella dimensione. In un altro momento l’avrei bonariamente preso in giro, anche da malato. Invece in quella stanza, per quella mezzora, ho vissuto un momento di intimità con mio padre talmente intenso, che qualsiasi commento sarebbe stato fuori luogo. Non abbiamo mai affrontato l’argomento. Per pudore, credo. Quando era sveglio seguiva quasi sempre la funzione. A volte vedevo che pregava. I giorni in cui la morfina lo faceva dormire lasciavo comunque la radio accesa. Ascoltavo io per lui. Un pomeriggio sono arrivato all’hospice un po’ in ritardo. Di solito mi annunciavo dal corridoio, o appena sulla soglia, con una  battuta, un coro da stadio, qualsiasi cosa pensavo potesse portare il buon umore in quella stanza. Quel giorno ricordo che non dissi nulla. Ho visto mio padre, che non aveva quasi più forza nelle braccia, farsi il segno della croce. Son tornato sui miei passi, senza farmi sentire. Ho aspettato cinque minuti, ho respirato a fondo e poi sono entrato in stanza, come facevo sempre.
Oggi mio papà avrebbe compiuto 83 anni.

sabato 10 giugno 2017

Non si arresta Zorro


Nooo. Cuccureddu agli arresti domiciliari. Antonello Cuccureddu. Una delle mie figu preferite. Ma non esiste. Non mi interessa nemmeno cosa ha fatto. Un reato del cazzo, peraltro. Ma comunque non è questo. E’ l’enormità della cosa. A parte che se uno si chiama Cuccureddu devi solo ammirarlo. Senti come suona bene Cu-ccu-re-ddu. Come fai? Suoni alla porta della sua casa e dici: E’ lei il signor Antonello Cuccureddu?. Anzi no. Chi ha suonato stamattina avrà senz’altro detto: è lei Cuccureddu Antonello? Ancora meglio, perché  ha risparmiato tempo. Appena pronunciato quel nome, Cuccureddu, una persona normale, anche un carabiniere, per dire, non avrebbe potuto continuare. Soprattutto non avrebbe potuto dire: lei è in arresto. Hai davanti Antonello Cuccureddu. Ti rendi conto? Antonello Cu-ccu-re-ddu. Quello di Zoff. Cuccureddu, Cabrini, Bonini, Gentile, Scirea….Un pezzo di storia della Juve e della Nazionale. Ha vinto 6 scudetti (vado a memoria). Ha segnato il gol decisivo per quello del ’73 grazie al quale la Juve ha scavalcato il Milan all’ultima giornata. Cosa vuoi di più dalla vita? Forse sorpassare l’Inter e con un rigore inesistente al 95° o un gol in fuorigioco di 2 metri. In ogni caso, già questo, a te, carabiniere, avrebbe dovuto farti pentire di essere lì e di essere nato. Si va ad arrestare Zorro? No che no si arresta Zorro. E soprattutto non si stacca così una figurina dall’album Panini. Antonello Cuccureddu arrestato. Ma dai... Vergogna. Io sto con Cuccureddu.