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martedì 21 ottobre 2008

Malattia di bandiera

In Italia se qualche coglione rimane appeso a una cazzo qualsiasi di montagna nel luogo più sperduto del globo terracqueo, che impari a conoscerne l’esistenza giusto perché il coglione di cui sopra non è più capace di tornare indietro in autonomia, si mobilita la qualsiasi per riportarlo a casa. Si scatena una corsa agli aiuti che tu, nel senso di io, arrivi anche a pensare ci sia qualcosa di un po’ morboso in questa corsa, sempre a favore di telecamera. Poi pensi che è la tua, nel senso di mia, idiosincrasia al buonismo, a darti fastidio e tutto sommato, pensi anche: se dovesse capitare a me, che magari non sto scalando una montagna, perché di scalare una montagna non mi è mai passato per la testa, ma magari sono solo a Brindisi, tanto per dire, e mi serve di essere aviotrasportato, che so, a Milano, perché mi è successo un incidente, che può capitare a tutti, avendo peraltro la franchigia di non essermelo andato a cercare, ecco, se dovesse succedermi qualcosa ho la certezza che il mio Paese non mi abbandonerà. E mentre lo pensi ti ritrovi in piedi, se sei seduto, petto in fuori, testa alta, nella posizione del saluto alla bandiera con una mano sulla fronte, come quando ti ripari dal sole, o sul cuore. Invece no. Se sei un Mario Rossi qualsiasi, ma poi perché si dice sempre Mario Rossi, che se per caso ti chiami Mario Rossi ti tocca girare costantemente con le mani sui dondolandi, se sei Mario Rossi, abiti in una città del nord e sei in vacanza a Brindisi, sempre tanto per dire, e ti capita improvvisa, perché è sempre improvvisa, un’emorragia cerebrale, mani sui dondolandi, col cazzo che qualcuno viene a prenderti. Te ne stai in un ospedale a 1000 e passa chilometri da casa, dove ti salvano la vita, ma a un certo punto ti dicono, lo dicono ai parenti, perché tu, nel senso di Mario Rossi, non sei in grado di interagire: guardate che se volete portare Mario Rossi in un ospedale più vicino adesso è possibile. Preferibilmente in aereo perché 10-12 ore in ambulanza non è come fare il giro dell’orto! Non dicono così perché a Brindisi probabilmente si farà una metafora diversa, ma il senso è quello. Allora tu che sei parente di Mario Rossi dici: va bene, grazie e ti dai da fare. Perché tu a Mario Rossi vuoi un bene dell’anima, ma hai dovuto mollare il lavoro e tutto il resto per assisterlo e se riesci a portarlo in una struttura della tua città, magari qualche aiuto in più ce l’hai, amici, parenti eccetera eccetera. Scopri così che solo Alitalia può fare questi trasporti e già lì la mano scatta anche a te istintivamente sui dondolandi. Chiami Alitalia e ti ritrovi in un blob, in un gioco di rimandi allucinante, perché nessuno è competente di, o è competente solo fino a, e comunque, per farla breve, non ci sono voli dedicati, perché i voli, essendo di linea, si fanno solo se c’è il numero minimo di passeggeri e quindi Alitalia ti prenota sul volo AZ eccetera eccetera, ma si riserva di confermartelo 48 ore prima della partenza. Chiami lunedì e ti dicono che ti schedulano sul volo di giovedì e tu, che non sei mai stato schedulato, forse alla visita militare, ma non ricordi, capisci che prendi l’aereo e non stai tanto a cinquantare. Poi però martedì ti dicono che, purtroppo, forse sabato, ma che non dipende da quello che parla perché lui è competente solo fino a... e allora tu gli chiedi: mi dica per favore chi è più competente di lei, con rispetto parlando s’intende, e quello ti da il numero del più competente del competente che, quando ci riesci a parlare, ti dice che purtroppo l’aereo ci sarebbe ma non c’è la barella. E dov’è la barella? A Roma. Ma scusi da giovedì a sabato la barella da Roma viene giù anche a spinta visto che ha le rotelle: se magari la caricate su un aereo è un attimo. Ci vuole il telex. E chi fa il telex? Non è di mia competenza. Quindi c’è un competente più competente del più competente. E chi è questo super competente? L’ufficio barelle di Roma. Mi dia il numero dell’ufficio barelle. Non è di mia competenza. A quel punto tu cosa fai? Provi a chiamare il pronto soccorso di Fiumicino, gli spieghi la situazione e gli dici se per cortesia in via eccezionale ti possono dare l’interno dell’ufficio barelle. Certo. Ma all’ufficio barelle non risponde nessuno. In preda alla disperazione continui la ricerca su google e ti imbatti in un numero di telefono e visto che tanto non costa niente provare... ti risponde una voce di donna gentile che ti ascolta mentre le dici, guardi non so se ho fatto il numero giusto ma non so più a chi rivolgermi e lei ti dice: vedo come posso aiutarla, il medico aeronautico sta visitando ma non si preoccupi, la faccio richiamare. E il medico aeronautico dopo un paio d’ore ti richiama davvero e non solo ti ascolta ma ti dice tante cose, compresa quella più importante: mi informo io all’ufficio competente, vedrà che una soluzione la troviamo. E tu all'inizio pensi, ok riprendiamo la solita trafila, ma perlomeno ho trovato una persona disponibile e umana in questa merda assoluta. E invece dopo nemmeno un’ora squilla il cellulare ed è l’ufficio competente che ti dice che c’è il volo, c’è la barella e sabato Mario Rossi può partire. Tutte queste telefonate le abbiamo fatte mio cognato ed io che siamo due mastini, soprattutto mio cognato, e l’assicurazione che copriva il viaggio di Mario Rossi, ma mi chiedo: se questa cosa fosse successa ad un Mario Rossi che conta ancora meno di noi che contiamo un cazzo, o che era a Brindisi per i fatti suoi e non con un viaggio organizzato, cosa sarebbe successo? Il signore a cui sarò infinitamente grato si chiama Baretti. Dottor Baretti.

1 commento:

redazione ha detto...

l'hai raccontato bene questo frammento di Italia incompetente... e pensare a te perso nei vicoli senza uscita che ha saputo costruire il nostro Bel Paese mi stringe il cuore e mi fa rabbia... un abbraccio di solidarietà caro amico