Qualsiasi giornalista, anche un collaboratore occasionale di un giornale di provincia, sa che in ogni momento della sua carriera può incorrere in una querela per diffamazione: per una parola, una frase, un titolo, del quale peraltro non è mai responsabile, sono tante le cause che possono irritare la suscettibilità di chi è oggetto, diretto o indiretto, dell’articolo. La querela poi ha un suo iter: nella maggior parte dei casi si arriva alla prescrizione, in altri, pochi, a sentenza, a favore o contro, dipende. Si tratta però principalmente di cause civili, con richiesta di risarcimenti, più o meno onerosi. Chi fa un lavoro d’inchiesta, come Marco Travaglio, è facile che in 30 anni di carriera abbia sulle spalle decine di querele. Non per questo è un diffamatore professionista, come l’ha definito Berlusconi, e soprattutto non sono equiparabili i reati a lui ascritti a quelli penali a cui è stato ed è chiamato a rispondere l’ex premier. Per questo il giochino da asilo andato in scena ieri sera a Servizio Pubblico è stato imbarazzante, oltre che un insulto all’intelligenza delle persone. Berlusconi aveva bisogno di parlare al suo pubblico, quello basic, di Retequattro, e probabilmente c’è riuscito. Devo dire che in alcuni momenti mi ha fatto anche un po’ pena, come i vecchi leoni bolsi e spelacchiati dei circhi di periferia, che fanno finta di ruggire e di dare zampate al domatore ma si vede che sono incontinenti e non vedono l’ora di tornare in gabbia a dormire. L’afflato è durato un attimo: è bastato ricordarsi degli ultimi 20 anni e ogni seppur minima commiserazione è subito passata. La trasmissione, poi, non ha fatto altro che ribadire e certificare la miseria culturale e politica del paese e il declino di un uomo senza capacità di vergogna e riscatto. Un uomo qualunque, a tratti banale, bugiardo e un po' cialtrone, che svestito dei suoi panni e dei suoi miliardi puoi trovare in qualsiasi bar che pontifica sull'intero scibile umano, con particolare predilezione per tre argomenti: la figa, il calcio e le sue furbate. Quando sei in vena e non hai troppa fretta fai del volontariato e lo stai ad ascoltare. E magari gli paghi un bianchino.
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