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martedì 4 novembre 2014

sabato 1 novembre 2014

Nessuno è Stato

Non siamo dalla stessa parte

Da piccolo la mamma, ma anche la maestra a scuola, raccomandavano di non prendere in giro, nemmeno per scherzo, i più deboli, i bambini in difficoltà. Alzare le mani era inammissibile, contro deboli o non deboli indistintamente. Pena una punizione, che non era corporale, altrimenti il messaggio sarebbe stato poco coerente. Si insegnava anche così l'educazione, il rispetto per l'altro, il senso di appartenenza, la considerazione: l'aiuto, soprattutto, la necessità di dare una mano, non tanto al diverso ma in generale a chi ne aveva bisogno. Le manganellate agli operai di Terni sono intollerabili per tutte le ragioni che scrive Alessandro Robecchi.
Ecco, ci siamo. Era fatale che lo scontro da teorico diventasse molto pratico. Dico subito che non mi piace. In generale non mi piace veder menare nessuno, e meno di tutti i più deboli. Nel caso, lavoratori con una lettera di licenziamento in tasca, persone che sono davvero davanti al dramma, gente che probabilmente vede benissimo – meglio di me – la differenza tra il fighettismo glamour della Leopolda e le proprie vite. Una differenza dickensiana, quasi. A questi uomini (uomini perché lavorano l’acciaio, ma anche alle donne, ovvio) si è detto di tutto in questi sei mesi di governo. Che sono vecchi, che il loro posto fisso (l’unica cosa che hanno, e la stanno perdendo) non è più un valore, anzi che sembra un peso per il Paese.

Si è citato ad esempio Sergio Marchionne (quello che cacciava gli operai con la motivazione che erano della Fiom), si è data tribuna (e applausi) a un finanziere che vive a Londra invitato a dar lezioni a chi guadagna facendosi il culo un centesimo di quel che guadagna lui. Si sono insultati i sindacati dei lavoratori, e non parlo della gag dei gettoni (non solo), ma dell’eterno, ripetuto, ossessivamente reiterato fastidio per “i corpi intermedi”, la trattativa, il dialogo. Anche oggi, questa mattina, un’esponente del nuovo Pd ha accusato la Cgil di tessere false (poi retromarcia imbarazzante, ma è tutto imbarazzante, francamente). Il Premier è andato in televisione a dire che “l’imprenditore deve poter licenziare quando vuole”. Persino la legge di stabilità che abbassa le tasse agli imprenditori (la famosa Irap), fa sconti miliardari senza chiedere alcun vincolo, alcun impegno ad assumere. Anzi, si cancella l’ultimo barlume di argine a una politica da Far West nel mondo del lavoro. Segnali. Dieci, cento, mille segnali. Fatti, non schermaglie da social network o freddure buone per twitter. O frasette di facile presa come quelle dei Baci Perugina (come dice giustamente Maurizio Landini: "slogan del cazzo"), o per scempiaggini come "Questo è il governo più di sinistra degli ultimi 30 anni" (Renzi, febbraio 2014). Ora il problema non è più “due sinistre”, ammesso che ci sia mai stato. Ora il problema è che per quelli in piazza oggi e per moltissimi lavoratori (non solo quelli del 25 ottobre) il Pd che sta governando, quello leopoldo e chic, quello amico di Marchionne e Davide Serra, quello che va in visita da Cameron e dice che il lavoro in Italia è ancora troppo rigido, questo governo che fa i patti con Berlusconi, applaudito da Ferrara e da Confindustria, non è più un riferimento. Nemmeno un lontano parente. Se c’era un sottilissimo cordone ombelicale con il vecchio Pci (e successive modificazioni) non c’è più. Per sempre. Mi dicono che la destra sta strumentalizzando, mi si segnalano (dall’interno del modernissimo Pd renziano, tra l’altro) tweet di Salvini e della Meloni. Ma… Ma quello che va detto è che oggi per uno che lavora male, pagato male, incerto sul suo futuro, spaventato, e perdipiù insultato (vecchio, conservatore, dinosauro…) le differenze tra la Meloni e Renzi, tra Salvini e Poletti, tra Verdini e la Boschi sono impalpabili, inesistenti. La politica sul lavoro è la stessa, basta vedere gli applausi di Sacconi al Jobs act. Persino lo scherno e il disprezzo verso chi lavora somiglia a quelli della destra più retriva. Operaio, fabbrica, vengono trattate come parole antiche e volgari, senza alcun rispetto (e non dico sacralità, quello era il vecchio Pci ideologico, brutto, sporco e cattivo: meglio Fanfani ci hanno detto di recente). Ecco, ci siamo. Il coraggio di dire: non siete più dei miei, nemmeno lontanamente viene dunque dalle cose reali, non è un vezzo (diranno: nostalgia, gettoni, anni Settanta, tutte cose che non c’entrano niente), ma un dato di fatto. Ora - a parte i soldatini zelantissimi più renzisti di Renzi - arrivano da quella parte, la parte del gover inviti alla calma, alla freddezza, ad "abbassare i toni". Potrebbe essere tardi. Quando uno dice frasi come “chiudere senza salvare” deve sapere che c’è chi ha pochissimo da salvare, ma proprio perché pochissimo molto molto prezioso. Lo scontro ci sarà, è inevitabile, si può solo sperare che nessuno si faccia male come oggi. Ma una cosa è certa: nessuno potrà dire all’altro “siamo dalla stessa parte”. Perché non è vero.

giovedì 30 ottobre 2014

Solo contanti

Che la maggior parte dei centri massaggi, soprattutto orientali, siano in realtà dei postriboli lo sa anche la mia mamma. Ogni tanto carabinieri o polizia ne chiudono qualcuno, perchè a un certo punto si deve fare. Per mantenere gli equilibri, perchè ci sono altre merde e bisogna fare un po' di scaramazzo, perchè c'è da fare una conferenza stampa e qualcosa da dire bisogna pur trovarlo. Nella mia città, o per meglio dire in un paese della cintura, è successo che a denunciare il meretricio siano state le legittime degli utilizzatori finali - piccoli impresari, commercianti, imprenditori, buontemponi. Le signore hanno scoperto dai resoconti delle carte di credito che nelle pause pranzo i loro uomini invece di andare in trattoria a mangiarsi il brasato, andavano a farsi fare i piedi piuttosto che un massaggio thai, ayurvedico, thailandese o quant'altro dalla cinesa appena fuori paese. A insospettire le donne non era tanto il conto in banca in pericolosa discesa, ma questo strano cambio di stile di vita dei mariti, visto che di solito dovevano lottare perchè si facessero il bagno almeno il sabato. E adesso, tutto a un tratto, quest'attenzione alla cura del corpo. Troppo strano. Risultato: appostamenti, telecamere nascoste, e altre attività d'indagine e i doverosi sigilli al negozio. Morale della storia: mai pagare con carte di credito. Solo contanti.

mercoledì 29 ottobre 2014

Loro non lo sanno

Conferenza stampa questa mattina. Viene presentata una campagna informativa e di sensibilizzazione sull’iperplasia prostatica benigna. Campagna intelligente, peraltro: i manifesti con le informazioni utili e l’invito a rivolgersi all’urologo in caso di determinati sintomi sono stati messi nei bagni delle stazioni ferroviarie e degli aeroporti delle principali città. Nei bagni s’intende sopra gli orinatoi, in modo che mentre sostieni sei obbligato a leggere. Nel corso del dibattito è stato quasi giocoforza parlare anche delle altre patologie, più gravi, che interessano la ghiandola maschile. A quel punto uno dei relatori fa cenno ad uno studio appena pubblicato su un’importante rivista scientifica in cui si afferma, in soldoni, che aver avuto almeno 20 partner sessuali abbassa di una percentuale consistente il rischio di andare incontro ad un tumore della prostata. Un collega di fianco mi dice all’orecchio: allora sono tranquillo, io ne ho avute 64. Poi aggiunge: loro però non lo sapevano. Non so se vale. Vale amico mio, eccome se vale.



martedì 28 ottobre 2014

Sono stato impegnato, ma ho letto molto

Diego De Silva, napoletano, 50enne come me, è stata una piacevole scoperta. E come spesso accade, una scoperta fatta per caso. Un amico doveva traslocare in un appartamento più piccolo e gli avanzava un po’ di ruba, tra cui un tot di libri. I libri non si buttano, te ne porto un po’ se vuoi? I libri non si rifiutano mai: sì, grazie, ho detto ancora prima che finisse la frase. Immediatamente dopo mi sono mangiato la lingua: ..azz e se mi tocca l’opera omnia della Tamaro? Poi ho pensato: è mio amico, non può leggere la Tamaro. Tra i tanti volumi c’era anche “Non avevo capito niente”, di Diego De Silva. Protagonista è Vincenzo Malinconico, un uomo stropicciato: dalla vita, dalla professione – fa l’avvocato – dall’età, che dopo i 40 sembra avere un andamento geometrico e non più aritmetico. Certo, detto così sembra il ritratto di uno sfigato, invece Vincenzo Malinconico è un filosofo di strada, che asseconda i pensieri e ne segue il filo illogico, andando spesso e volentieri fuori tema, come si direbbe a scuola. Ma è un fuori tema di sostanza e le strade mentali che percorre non sono mai banali, hanno la freschezza e la genialità dei matti, o dei bambini, con il loro lato buffo, ironico, dissacrante, spiazzante e maledettamente vero. E le storie in cui è coinvolto sono godibili e piacevoli. Trovo inoltre oltremodo geniale l’umanizzazione che fa dei mobili dello studio e di casa, rigorosamente Ikea, chiamati con i loro nomi impossibili. Lo consiglio.

giovedì 6 marzo 2014

Premio Nobel


- Sai che Vladimir è candidato al premio Nobel per la pace?

- Chi? Luxuria?

- Noooo, Putin

- Ah, meno male, allora sono più tranquillo!